Reja: “Hamsik? Voleva diventare un campione e ci è riuscito, per lui discussi con…”

L’ex allenatore del Napoli e primo tecnico di Marek Hamsik ai piedi del Vesuvio, Edy Reja, ha rilasciato una lunga intervista a Il Mattino, dove ha parlato del capitano azzurro.

 “Hamsik è un ragazzo che in testa ha sempre avuto solo un concetto, e non faceva che ripeterlo: migliorarsi, migliorarsi, migliorarsi. Un qualcosa che sembra scontato ma non lo è affatto, in tanti pensano che di aver raggiunto il culmine e allora smettono di fare sacrifici, Marek no. Lui non conosce superbia, non ha presunzione, di fatto non arrivi a certi livelli, non raggiungi certi record con il Napoli se non sei umile. E così il ragazzo è un esempio per tutti.

Il record? Anni fa nessuno avrebbe fatto questa previsione, specie perché non era poi così semplice ma, dopo tutti questi anni in questa città, posso solo dire che se l’è meritato. E’ giusto che il suo nome sia accanto al quel grande mito che è Diego Armando Maradona.

Sarri? Maurizio ha messo Hamsik al centro di tutto, facendo la cosa giusta. A 30 anni si è fidato completamente del suo allenatore, come fece con me dieci anni prima. E’ importante capire che un tecnico vuole solo il bene del proprio giocatore e lui da ragazzo maturo qual è lo ha fatto.

E’ sempre stato così, anche quando arrivò: era vecchio già allora ma con una grande personalità, perché non è vero che chi parla poco non ne ha. Marek non si è mai tirato indietro, non ha mai sbagliato un colpo, e in quei due anni che è stato con me, mi sono sempre affidato a lui.

E come me e Sarri, anche chi è passato dopo di me e prima di lui si è fidato di Hamsik, che ha vissuto momenti belli anche con Mazzarri. Ovviamente ora è un leader indiscusso di questa squadra che sogna e lotta per lo Scudetto. Tra l’altro per lui ho anche avuto una discussione con Benitez: glielo dissi che era inaudito far giocare Marek di spalle alla porta, quasi un peccato mortale. Lui deve avere spazio per affondare, in quel modo non avrebbe mai fatto bene.

Ma il tecnico spagnolo aveva una fissa per il 4-2-3-1 e non ha mai pensato di dover cambiare qualcosa per Hamsik. E nonostante tutto, nemmeno in quegli anni Marek ha mai detto nulla, non si è mai lamentato.

Suppure qualche volta si incavolava quando lo riprendevo negli allenamenti perché gli dicevo che magari doveva fare il passaggio più filtrante, la discussione non durava più di qualche secondo. Lui ascoltava ma non ha mai avuto nè il coraggio né l’educazione per rispondermi a malo modo, allora prendeva il pallone e dava delle fucilate dirette ai cartelloni, e io capivo che erano per me.

Il solo richiamo che ero costretto a fargli era per farlo tornare a casa, iniziava l’allenamento e non voleva mai finire. Arrivò a Napoli con un obiettivo, diventare un campione, e nella sua testa non c’era che il lavoro. Ha sempre saputo che per crescere bisogna allenarsi sempre, e così lui avrebbe continuato fino a mezzanotte.

Oggi lui è un campione, e sa di esserlo diventato qui, così mentre c’è gente che strappa i contratti per andare via, lui è riconoscente a questa città e a questo popolo, sa cosa significa Napoli e il Napoli per lui: non se ne andrà mai.”

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