Nessuno parla di Ospina? Messo in un angolo per Meret torna e salva tutto da infortunato. EROE!

ospina

La sorpresa un’ora e mezza prima del fischio iniziale: il Napoli dirama la formazione ufficiale per il match col Milan e tra i pali c’è David Ospina. Il motivo? Nessuno, questione di merito e rotazioni. Meret sta tutto sommato bene, sarebbe potuto scendere in campo, eppure Ancelotti per il suo ritorno in quella che è stata casa sua per tanti anni sceglie il colombiano. Sembrava destinato al ruolo di portiere di coppa, invece eccolo sul terreno di gioco di San Siro. Quando chiamato in causa ha sempre fatto bene e ieri sera non ha voluto fare nessuna eccezione. Andatelo a chiedere a Musacchio, che a dieci minuti dalla fine si sentiva ad un passo dal gol della gloria. Invece s’è ritrovato l’ex Arsenal sulla sua strada, a dir di no con un riflesso super, malgrado pochi minuti prima si fosse scontrato con Koulibaly e avesse ancora qualche dolore. Lui, baluardo dei sette metri, manco lo sente. Occhi fissi sul pallone, attenzione sempre al massimo, esplosività nelle gambe e via in tuffo ad agguantare il pallone. A fine partita la palma di migliore in campo la prende lui.

CHE INTERVENTI. “Meret s’è allenato poco per un fastidio muscolare, s’è allenato ieri ed era pericoloso schierarlo. Ospina poi s’è allenato bene, Meret giocherà martedì”. La spiegazione, poi, l’ha data anche Ancelotti stesso, ma in Champions League Ospina ha dimostrato la sua enorme affidabilità. Oltre quello, highlight della sua serata, l’estremo difensore sudamericano compie tanti altri interventi per togliere le castagne dal fuoco. Sempre se non ci pensa Koulibaly. Sì, perché spesso è lui a sbrogliare le situazioni più pericolose, con la solita serenità. Non un dettaglio però per questa serata, in cui s’attendeva di vedere l’accoglienza di San Siro, giusto un mese dopo i beceri ululati dei tifosi dell’Inter. Quelli del Milan, invece, non lo insultano né discriminano e il franco-senegalese gioca con tutta la calma del mondo. Anche perché stavolta l’espulsione nei minuti finali va a Fabian, decisione molto dubbia di Doveri. E parla proprio di questo il suo compagno di reparto, Piotr Zielinski, nel post-partita: “Anche l’arbitro a volte può sbagliare, ma meno male che in quell’occasione la palla non è passato, altrimenti Piatek sarebbe andato da solo verso il portiere”.

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CHE TIRI. Da polacco a polacco, insomma. Il migliore dei tre in campo, contando anche Milik, è sicuramente il centrocampista classe ’94, che nel nuovo ruolo in mezzo al campo ha mostrato importanti passi in avanti. E in avanti sono le sue incursioni, che spesso lo portano al tiro, fino ad ingaggiare un duello personale con Donnarumma. Ci prova una, due, infinite volte. Senza riuscire però a segnare. “Volevo far gol – ammette Piotr – ma non sono stato l’unico ad avere occasioni. E’ un peccato perché abbiamo provato a segnare più volte, ma ci è mancata concretezza. E Donnarumma è stato bravo, era sempre messo bene in porta, è per questo che ha preso i miei tiri, anche il più complicato, ma devo dire che io ero disturbato da un difensore avversario. Dopo un primo tempo sottotono, nella ripresa siamo tornati noi stessi. E’ da qui che bisogna ripartire”. Sì, va fatto e al più presto. D’altronde il tempo stringe: lunedì sarà già Coppa Italia, nella stessa location, contro lo stesso rivale.
Matrone per il Roma

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