Napoli ricorda gli esuli giuliano-dalmati: Capodimonte come luogo di accoglienza e memoria
11/02/2026
Nel Giorno del Ricordo, Napoli sceglie di riportare l’attenzione su una pagina complessa della storia italiana, legata alle vittime delle foibe e al dramma dell’esodo giuliano-dalmata. Lo fa attraverso un racconto che non si limita alla commemorazione formale, ma che recupera il valore di un luogo simbolico: il Real Bosco di Capodimonte, spazio che in passato fu anche punto di accoglienza per istriani, fiumani e dalmati costretti a lasciare le proprie terre.
La Web-TV del Comune di Napoli ha dedicato un servizio alla mattinata di celebrazioni e testimonianze, mettendo al centro la memoria di chi visse la violenza delle persecuzioni e lo sradicamento improvviso, ma anche la fatica quotidiana di ricostruire un’esistenza in una città lontana da quella d’origine. Capodimonte diventa così non solo cornice storica, ma parte integrante del racconto: un luogo che conserva tracce concrete di una vicenda che, per molte famiglie, è ancora presente nei ricordi tramandati.
Il Giorno del Ricordo e il significato della commemorazione a Napoli
La scelta di ricordare gli esuli proprio nel Real Bosco di Capodimonte assume un valore preciso: sottolinea che l’esodo non fu soltanto un fenomeno legato al Nord-Est, ma un evento che coinvolse l’intero Paese, con percorsi di accoglienza distribuiti lungo la penisola. Napoli, in questo contesto, diventa uno dei punti in cui la storia nazionale si intreccia con quella locale, mostrando come comunità diverse abbiano dovuto imparare a convivere, spesso in condizioni difficili, tra precarietà e necessità di integrazione.
Il servizio della Web-TV comunale racconta una mattinata costruita attorno alla memoria collettiva, ma anche alle voci dirette: testimonianze che restituiscono umanità e concretezza a una tragedia che, se ridotta a semplice dato storico, rischia di perdere il suo peso reale. Le parole di chi ricorda, o di chi ha raccolto quei racconti in famiglia, hanno la capacità di rendere visibile la dimensione più dolorosa dell’esodo: la perdita della casa, della lingua quotidiana, dei luoghi dell’infanzia, e spesso anche di una parte della propria identità.
Capodimonte come “archivio vivente” della storia degli esuli
Capodimonte non è solo un sito monumentale o un parco storico: per gli esuli rappresenta un punto preciso della propria biografia collettiva. Qui furono accolti, qui passarono momenti di transizione segnati dall’incertezza e dalla necessità di adattarsi a una nuova realtà. Ricordare in questo luogo significa riconoscere che l’accoglienza non è stata un concetto astratto, ma una pratica concreta, fatta di spazi, strutture, convivenze e difficoltà.
Iniziative come questa, diffuse anche attraverso strumenti digitali come la Web-TV istituzionale, contribuiscono a mantenere viva una memoria che ha conosciuto a lungo silenzi e incomprensioni. Non per alimentare divisioni, ma per restituire dignità a una parte di storia italiana che appartiene, a pieno titolo, alla coscienza civile del Paese.
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