Le 6 domande che il Napoli si farà dopo la sconfitta con la Juve

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Vi proponiamo di seguito l’editoriale post Juventus-Napoli di Antonio Corbo per l’edizione odierna de La Repubblica:

C’è un solo modo per superare la sconfitta di Torino. Rivederla. Una, due, tre volte. Diventa ancora goffa la partecipazione dell’ormai ossidato arbitro Banti alla vittoria juventina, ma anche più chiara l’inferiorità del Napoli. Non ha difeso che per 16 minuti il gol di Mertens. Subito schiacciato dalla fisicità degli avversari a centrocampo, non ha sfruttato l’agilità dei suoi scattisti leggeri contro una difesa massiccia ma non irresistibile.

A poche ore dalla sfida di Champions con il Liverpool, altra squadra di forza e volume, il Napoli deve avviare una lunga riflessione. E rivolgersi una domanda: che cosa fare per essere in un breve futuro davvero anti-Juve? Non lo è, se dopo sette gare a settembre ha già sei punti in meno. Non lo è, se in campo incrocia un campione raffinato come Ronaldo che decide la partita senza neanche segnare. Non lo è, perché in una sfida così delicata scopre di avere cinque elementi in avaria. I difensori esterni Hysaj e Mario Rui, il regista Hamsik, gli attaccanti Insigne e lo stesso Mertens sparito dopo il gol.

Ancelotti continuerà a gestire ogni risorsa, è l’allenatore giusto: coraggio, intuito, nessuna preclusione quando sceglie moduli e uomini. Può essere lui con Aurelio De Laurentiis a tracciare un piano industriale che partendo dalla Juve vada oltre la Juve. Comincia una lunga fase di osservazione: da una parte il Napoli chiederà il massimo a chi c’è, dall’altra capirà quali giocatori cercare sul mercato per Napoli diverso, autorevole, finalmente competitivo. Sei nodi da sciogliere con calma, c’è un anno per intervenire se si vuol davvero accostare il Napoli alla Juve.

1) Il leader. Non c’è. Dovrebbe essere Hamsik, può esserlo perché la sua fedeltà lo consegna al cuore dei tifosi, perché ha velocità mentale e capacità di semplificazione usando tutt’e due i piedi. Non lo è perché nelle gare cruciali è sempre sul ciglio del burrone, rischia la sostituzione e fa poco filtro. Ancelotti gli dà massima fiducia, ma Hamsik deve dimostrare in questi mesi di essere il regista indiscusso, se non il leader.

2) L’uomo simbolo. È Insigne. Lo scorso anno ha dato una prova di grande forze. In ansia per il contratto, ha sfidato De Laurentiis costringendolo a firmare un mega-contratto, largamente meritato. Brillante in questo primo scorcio, si è prima fermato con la Samp e poi arreso alla Juve.
Quest’anno si misura la cifra tecnica di Insigne, un uomo squadra.

3) I terzini. Si sapeva che non erano dei mostri, ma Hysaj e Mario Rui sono stati sottomessi e aggirati. Sui loro lati per Ronaldo e Madzukic era facile come entrare in chiesa. Porte aperte. Malcuit e Luperto sono alternative possibili, ma ancora deboli. Bisogna fin da subito individuare uno o due implacabili difensori esterni. La Juve ha Cancelo e Alex Sandro.
Non è forte solo per il rispetto degli arbitri.

4) Ghoulam. È molto atteso. Usci dalla squadra nel momento migliore, era considerato il miglior difensore sinistro d’Europa. A che punto è? Il suo rientro chiarirà un punto importante del progetto 2019.

5) Il centrocampo. Bocciato a Torino, tranne Allan costretto a tamponare ogni emergenza.
Ancelotti ha nel retrobottega ancora due incontristi da valorizzare, Rog e Diawara, nel reparto più forte in assoluto, ma in soggezione con la Juve.

6) Il portiere. Con Reina, che il Napoli non poteva trattenere, se n’è andato un leader. È costato molto Meret, ma si hanno confuse informazioni sul suo lento recupero. Ce la farà, ma quando?
Il Napoli ha uno straordinario staff sanitario. Tutto bene, finché i giocatori non finiscono sotto i ferri.

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Articolista dal 2012 principalmente sul Napoli, specializzato nelle analisi tattiche e tecniche di giocatori e squadre in particolar mondo per quanto riguarda le statistiche calcistiche.