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Napoli, approvata la riforma dello Statuto: più diritti, partecipazione e autonomia per i territori

01/04/2026

Napoli, approvata la riforma dello Statuto: più diritti, partecipazione e autonomia per i territori

Il Consiglio comunale di Napoli ha approvato la riforma dello Statuto cittadino, intervenendo su un testo adottato nel 1991 e ormai ritenuto non più adeguato rispetto ai cambiamenti sociali, civili e istituzionali che hanno attraversato la città. La portata politica del voto viene sottolineata nelle dichiarazioni della presidente del Consiglio comunale Enza Amato e del presidente della Commissione Statuto e Regolamenti Sergio D’Angelo, che leggono questa revisione come un passaggio destinato a ridefinire gli indirizzi dell’azione amministrativa e a rafforzare il profilo inclusivo di Napoli.

Nel nuovo impianto statutario entrano in modo esplicito temi che vengono considerati centrali per il presente e per il futuro della città: beni comuni, diritto all’acqua, diritto al cibo e parità di genere. Non si tratta, secondo i promotori della riforma, di un semplice riconoscimento simbolico, ma di principi destinati a orientare e vincolare le scelte dell’amministrazione. La revisione dello Statuto punta così a costruire una cornice politica e istituzionale più aggiornata, nella quale la persona, i suoi diritti e la sua dignità diventano il punto di riferimento dichiarato dell’azione pubblica.

Diritti civili, inclusione e una nuova idea di partecipazione

Tra gli elementi più significativi della riforma compare la promozione della Cittadinanza Onoraria per Ius Soli, presentata da Amato e D’Angelo come una scelta di civiltà e come un segnale coerente con la vocazione storica di Napoli, descritta come città aperta, mediterranea e capace di anticipare questioni che sul piano nazionale restano ancora oggetto di confronto irrisolto. Il nuovo Statuto, in questa lettura, cerca di tradurre in norme e strumenti una visione di città che vuole mostrarsi più moderna, più accessibile e più attenta ai diritti.

La riforma interviene anche sul terreno della partecipazione democratica, introducendo un sistema referendario articolato che comprende forme consultive, di indirizzo e di iniziativa popolare. Il quorum viene fissato al 30 per cento, mentre il diritto di voto viene esteso ai sedicenni, scelta che amplia la platea dei soggetti chiamati a partecipare alla vita pubblica cittadina.

Accanto a questo aspetto, il bilancio partecipativo viene indicato come strumento ordinario di governo e non più come esperienza sporadica o sperimentale. È un passaggio che segnala la volontà di rendere più stabile il coinvolgimento diretto dei cittadini nelle scelte che incidono sulla vita amministrativa della città.

Più autonomia per le Municipalità e valore civile della memoria cittadina

Un altro asse centrale della riforma riguarda le Municipalità e il rapporto tra centro amministrativo e territori. Secondo Amato e D’Angelo, il nuovo testo riconosce la complessità di Napoli, città profondamente segnata da differenze territoriali, sociali e urbane che non possono essere ignorate da uno Statuto moderno. In questa direzione si rafforza l’autonomia dei territori, prevedendo una maggiore equità nella distribuzione delle risorse, costruita su criteri oggettivi che tengono conto della popolazione residente e su regole più chiare per la governance locale.

Il nuovo Statuto attribuisce inoltre valore alla memoria civile della città, riconoscendo il 27 settembre come anniversario delle Quattro Giornate di Napoli e richiamando il Manifesto di Ventotene e il contributo della città all’antifascismo. È una scelta che inserisce dentro il testo statutario non soltanto norme e principi organizzativi, ma anche riferimenti identitari e simbolici, considerati parte integrante della cultura democratica napoletana.

Amato e D’Angelo sottolineano infine che la riforma è il risultato di un lavoro collegiale avviato fin dal primo anno di consiliatura, attraverso una commissione speciale poi raccordata con quella permanente competente. Il passaggio consiliare, nella loro lettura, non chiude il percorso ma ne apre una nuova fase: nelle prossime settimane il lavoro del Consiglio e dell’amministrazione si concentrerà infatti sugli atti necessari a rendere concreta la riforma, dal regolamento attuativo al riordino del decentramento delle Municipalità, fino all’attivazione di strumenti come il bilancio di genere e il sistema dei garanti. È su questo terreno, più che nella sola approvazione formale, che si misurerà la reale capacità del nuovo Statuto di incidere nella vita quotidiana della città.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to