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“Figliǝ di Napoli Milionaria!”: un laboratorio teatrale che trasforma Eduardo in materia viva

25/02/2026

“Figliǝ di Napoli Milionaria!”: un laboratorio teatrale che trasforma Eduardo in materia viva

C’è un modo di fare teatro a scuola che non ha nulla di ornamentale, e che somiglia piuttosto a una palestra emotiva e civile: un luogo dove si impara a stare in scena, ma anche a stare insieme, a dare forma alle parole, a riconoscere il peso di una storia e a restituirla con uno sguardo proprio. “Figliǝ di Napoli Milionaria! Tu, quanno nasce, allora è primmavera!” nasce esattamente da qui: un progetto teatrale extracurricolare inserito nel programma “Cultura, che classe!”, rivolto a 64 studentesse e studenti della scuola secondaria di primo grado, realizzato dall’Associazione Primo Aiuto in collaborazione con Liberaimago e con la Fondazione Eduardo De Filippo.

Il titolo richiama un verso che, nel mondo di Eduardo, ha la forza di una promessa: la primavera come possibilità, come scarto improvviso dal buio, come scelta di futuro. Il progetto ne fa un punto di partenza, non un monumento da contemplare.

Dalla tecnica alla visione: un percorso che allena corpo, voce e pensiero

La prima fase, conclusa a gennaio, ha impostato il lavoro su un terreno essenziale: recitazione, movimento, voce, scrittura creativa e analisi del testo. Laboratori intensivi, dunque, dove il “saper fare” non viene trattato come un dettaglio, ma come la condizione per potersi esprimere davvero. Nel teatro, soprattutto con ragazzi di questa età, la tecnica non è un vezzo: è lo strumento che consente di non farsi travolgere dall’imbarazzo, di nominare emozioni complesse, di dare dignità al silenzio e al ritmo.

Da qui si apre una seconda traiettoria, più ibrida e contemporanea: quattro seminari dedicati a maschera, costume, fotografia di scena e musica, affiancati da sessioni di visione e analisi di materiali. È un passaggio importante perché sposta l’attenzione dall’attore come unico centro allo spettacolo come organismo: ciò che si vede, ciò che si ascolta, ciò che resta fuori campo, ciò che racconta senza parole.

Il lavoro, inoltre, si allarga al rapporto con la memoria: gestione di materiali d’archivio e produzione di contenuti come podcast, short video e video-interviste. Non è un semplice “corredo digitale”, ma un modo per far capire che il teatro, oggi, dialoga con linguaggi diversi e che la narrazione può attraversare più forme senza perdere profondità.

Il San Ferdinando e la restituzione pubblica: Eduardo come ponte tra ieri e oggi

In questa logica di attraversamento, assume un valore simbolico e didattico la visita guidata di venerdì 27 febbraio al Teatro San Ferdinando, lo spazio legato in modo diretto all’esperienza di Eduardo De Filippo. Entrare in un teatro non significa soltanto vederne la struttura: significa percepire la stratificazione di voci e di lavoro, capire che la scena è un luogo costruito, fatto di artigianato, disciplina, tentativi, fallimenti e ripartenze.

Il percorso culminerà con un evento finale di restituzione pubblica venerdì 27 marzo 2026. La scelta artistica dichiarata è netta: non una messinscena tradizionale, bensì una riscrittura per quadri, capace di rinunciare alla linearità per costruire un’esperienza fatta di flash, suggestioni, passaggi emotivi. L’idea di un’“installazione performativa” punta a un linguaggio rapido e trasversale, dove le arti si contaminano e il pubblico non assiste soltanto, ma viene invitato a muoversi dentro una soglia: una porta spazio-temporale tra l’eredità di Eduardo e lo sguardo delle nuove generazioni.

In fondo, la sfida è tutta qui: prendere un classico che appartiene a Napoli e al teatro italiano, e farlo diventare un materiale di oggi, senza ridurlo a citazione, senza addomesticarlo, lasciando che siano ragazze e ragazzi a dirci cosa resta, cosa brucia ancora, cosa può nascere.


 

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.