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“Cultura, che classe!”: Napoli porta teatro, musica e cinema dentro le scuole

10/01/2026

“Cultura, che classe!”: Napoli porta teatro, musica e cinema dentro le scuole

Ci sono progetti che nascono per “arricchire l’offerta formativa” e finiscono per restare sullo sfondo, come un’attività extracurricolare che non modifica davvero la quotidianità degli studenti. “Cultura, che classe!” si muove in una direzione diversa: mette al centro la cultura come pratica, relazione, lavoro concreto, e lo fa con un programma strutturato per l’intero anno scolastico 2025/2026, sostenuto e finanziato dal Comune di Napoli. L’idea è semplice e impegnativa allo stesso tempo: far entrare teatro, musica, audiovisivo, arte e musei nelle scuole, non come evento isolato, ma come percorso continuativo, laboratoriale, con obiettivi e restituzioni pubbliche.

Il progetto coinvolge 40 istituti della città, di ogni ordine e grado, e prevede 13 laboratori attivi fino a maggio 2026. Accanto agli operatori culturali selezionati, una scelta precisa dà un segnale di ambizione: a ogni laboratorio è associato un testimonial – attori, musicisti, registi, scrittori – chiamati a incontrare i ragazzi e a condividere esperienza e visione, senza trasformare la scuola in un palcoscenico di facciata.

Un anno di laboratori, una città dentro l’aula

L’impianto complessivo di “Cultura, che classe!” lavora su due piani che, a scuola, spesso viaggiano separati: la dimensione dell’apprendimento e quella dell’esperienza. Qui invece le competenze si costruiscono facendo, provando, sbagliando, rivedendo, in un contesto in cui l’arte non è “materia”, ma linguaggio.

I laboratori coprono territori espressivi diversi – dalle pratiche sceniche alla musica d’insieme, fino alla produzione audiovisiva – con una logica che punta a dare agli studenti strumenti per leggere sé stessi e il contesto urbano. La cultura, in questa prospettiva, diventa una forma di alfabetizzazione: serve a nominare le emozioni, a gestire il conflitto, a capire come si costruisce una storia e quali responsabilità comporta raccontarla.

Un altro elemento rilevante è la diffusione sul territorio: il progetto non si concentra su poche scuole “pilota”, ma attraversa la città, portando attività strutturate anche in contesti complessi, dove la continuità educativa e la presenza di opportunità culturali non sono mai scontate.

Teatro a scuola: guerre, classici, carcere e bullismo come materia viva

La sezione teatrale è la più ampia: sette progetti che usano il palco come spazio di riflessione e di relazione, non come esercizio di recitazione fine a sé stesso. I temi non sono leggeri, e forse è proprio questo il punto: parlare di guerra e pace, di violenza e non violenza, di pressione del gruppo, di esclusione, significa accettare che la scuola sia anche il luogo in cui si imparano parole difficili.

Tra i percorsi proposti c’è “Che sia l’ultimo compleanno di guerra” (Trerrote), con Lino Musella come testimonial, che stimola una discussione sul significato contemporaneo di guerra e pace partendo dalla memoria storica; “Figliǝ di Napoli milionaria!” (Associazione Primo Aiuto), con Giulio Baffi, che attraversa Eduardo De Filippo mettendo in dialogo poesia, impegno e crudezza narrativa; e “Violenza-Non-Violenza. Teatro, carcere, comunità” (Aps P.E.R.SUD), con Aniello Arena, che coinvolge anche la sezione scolastica del Centro Penitenziario di Secondigliano, elemento che cambia radicalmente la densità del lavoro scenico e la sua funzione sociale.

Non mancano progetti che lavorano sui classici come strumenti di riscrittura del presente, come “Levante - Teatro ad Est” (Aps N:EA), con attività su fiaba popolare e “Antigone”, oppure percorsi che usano l’improvvisazione e il gruppo come palestra emotiva e civica, fino a un laboratorio ispirato a “Il signore delle mosche”, che affronta le dinamiche di bullismo e prevaricazione senza moralismi, ma attraverso la forza narrativa di un testo che non concede scorciatoie.

Musica e audiovisivo: inclusione, identità e cittadinanza attraverso i linguaggi contemporanei

Sul versante musicale, due progetti mettono insieme suono e cittadinanza attiva. “ConTesti Sonori” (Maestri di Strada Onlus e SongArt APS), con Maurizio Capone, intreccia rap, scrittura di canzoni, percussioni e musica d’insieme, facendo della collaborazione un elemento tecnico prima ancora che educativo: suonare insieme obbliga a un ascolto reale, misurabile, che non può essere simulato. “Note di Classe” (i Ken APS ETS) lavora invece su coro e audiovisivo, affrontando identità, rispetto, diversità, con attenzione anche a stereotipi di genere e disabilità: temi spesso trattati con parole generiche, qui tradotti in pratica artistica.

I laboratori audiovisivi spingono gli studenti dentro i meccanismi del racconto per immagini. “R.E.C. - Racconti, Emozioni, Comunità” (CTG Turmed APS), con Antonio De Matteo, prevede la realizzazione di un cortometraggio tra scuole del quartiere Pianura, con un metodo basato su lavoro concreto, collaborazione e responsabilità narrativa: fare cinema, anche in forma laboratoriale, significa scegliere cosa mostrare e cosa lasciare fuori, ed è proprio lì che si forma uno sguardo critico.

La restituzione finale: la cultura diventa pubblica

Il calendario non si chiude in classe. A maggio 2026, a conclusione dei percorsi, sono previsti eventi pubblici: spettacoli, concerti, mostre, proiezioni, distribuiti tra scuole, teatri, musei e spazi urbani. Non è un dettaglio organizzativo: è il momento in cui il lavoro degli studenti smette di essere esercizio scolastico e diventa parte della vita cittadina, con un pubblico vero e un’assunzione di responsabilità che cambia il senso di tutto il percorso.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.