Tuttojuve ossessionata sfotte ancora: vi racconto il triplete di De Laurentiis…

Ciao ciao VAR, ci rivediamo a settembre. Con la Serie A, almeno, perché la FIFA ha giustamente ascoltato e porterà la tecnologia anche in Russia: lo abbiamo bistrattato in Italia, ma una volta abituati è impossibile tornare indietro. Pensate ad Arsenal-Milan, Real Madrid-Juventus o Manchester City-Liverpool: sembrano partite di quarant’anni fa. Vedremo che mondiale sarà, nel frattempo possiamo tracciare un bilancio del nostro campionato, e della stagione che è stata. Il VAR doveva eliminare le polemiche, ci salutiamo fra dichiarazioni assurde, in un clima da guerra perenne. Dopo aver vinto il trofeo del bel gioco e la coppa del possesso palla, De Laurentiis fa il triplete e si prende anche lo scudetto del -4. Contento lui. La butta in caciara e nasconde i limiti del Napoli. Una squadra che saluta il campionato senza neanche un minuto per una propria bandiera (Maggio). O che la sera a Firenze aveva già perso lo scudetto. L’ha detto Sarri, salutando i suoi ragazzi dopo aver visto Inter-Juventus: era meglio non vederla.

Orsato e il fratello che non è il fratello ma forse il cugino di sedicesimo grado. Bisogna giocare prima, perché altrimenti la Juve è favorita. Bisogna giocare dopo, perché altrimenti la Juve è favorita. Sulla contemporaneità, per carità, il Napoli ha pure ragione. Ma non dipende dalla Juve: siamo schiavi delle tv, non lo scopriamo oggi. Il campionato è stato fatto di un bellissimo duello, con due scontri diretti finiti al contrario, avvelenato da un clima di un eterno sospetto. Senza prove, perché non ci sono e non possono esservi. Col vizietto di guardare sempre in casa degli altri. Il Napoli ha perso lo scudetto a Firenze? Sì, ma non la sera sulle poltrone dell’NH. Il giorno dopo, sul campo del Franchi. Era a -1 e a -1 sarebbe rimasto, col patrimonio dello scontro diretto vinto allo Stadium ancora intatto. Non è questione di VAR, è un fattore culturale: la politica del sospetto, del complotto, ci piace. Ci sguazziamo: ne parliamo dal lunedì al mercoledì, quando chi può gioca in Champions. Dovremmo ammetterlo, una volta per tutte. 

Tempo di sassolini tolti dalle scarpe. Quelli veri e quelli inventati. Tempo di andare avanti, con una scelta ancora da definire. Quella di Allegri, e della Juventus: il rinnovo non è necessario, ma per come funziona il nostro calcio sarebbe stato un bel segnale. Non è arrivato, e c’è ancora da lavorare: siamo a maggio, Conte salutò a luglio. Nessun allarme, dopo una giornata nettamente positiva, ma guai a dormire sonni tranquilli. La società e Allegri stanno pianificando il futuro, al tecnico servono garanzie sulle scelte e sul suo ruolo nel processo decisionale: ci sono due strade, ma vanno seguite con coerenza. Un esempio: partirà Benatia. La Juve può puntare Godin o Gimenez. Nomi che valgono come profili: il difensore esperto e quello giovane. Il primo vuol dire ricominciare subito l’inseguimento alla Champions, preoccupandosi il giusto del futuro a lungo termine. Il secondo fermarsi e ripartire. Poi se si può vincere nessuno tirerà indietro la gamba, ma le linee sono due: quella del campione fatto e (quasi) finito, o quella verde dei giovani campioni solo potenziali. Basta sceglierne una e seguirla, con convinzione e coerenza. Capitolo terzino destro: la Juve aspettava, aspetta e aspetterà Joao Cancelo. Con l’Inter in Champions League è molto più complicato arrivare al portoghese, che però piace e non poco. Ragion per cui saliranno in quota, col passare del tempo, i piani B: Florenzi e Bellerin. Più probabile il primo del secondo.

Le lacrime del weekend, quelle di Buffon. Non è stato come salutare Del Piero: contro l’Atalanta fummo investiti da una commozione che non sembrava finire più. Minuti infiniti, un applauso ininterrotto, un addio straziante perché si sapeva che era la fine drastica di un rapporto che non doveva finire. Troppo gestito, troppo coreografato, l’addio di Buffon: lacrime e commozione, ma durate meno. Ha ragione Galli: la Juve ha trasformato un benservito in un addio, logico che un po’ di pathos si sia perso nel processo. Buffon è stato il portiere della Juve per 17 anni, quelli della mia generazione sono diventati uomini con lui, ha accettato la Serie B e ha rinunciato a un Pallone d’Oro. È un pezzo di vita che saluta, ma non lo hanno strappato alla Juve: si sono detti un cordiale arrivederci, e per questo non è stata la stessa cosa che salutare Del Piero. Opinione di chi scrive, per carità. Magari sbagliata. Ma quando ci salutano ci rendiamo conto di cosa stiamo perdendo: è tanto, ma non è stato come quel 13 maggio di sei anni fa. Che succederà? Il PSG è scelta di portafogli (più che lecita, sia chiaro) ma anche di sogni sportivi, quella Champions troppe volte sfuggita. Il contrappasso, in fin dei conti, lo immaginiamo tutti. Ma aspettiamo l’inevitabile Juventus-PSG di maggio 2019: il destino sa essere beffardo. Capitolo Perin: è forte, fortissimo. Al momento, per esempio per la Nazionale, molto più pronto di Donnarumma. Dovrebbe prenderlo il Napoli, e non capisco perché non lo faccia. Verrà alla Juve, e non capisco perché. Si giocherà quasi alla pari il posto da titolare con Szczesny, ma potrebbe sacrificare una carriera sull’altare della chiamata meno rifiutabile di tutte. Contro l’interesse della Juve, che prenderebbe il miglior portiere italiano sulla piazza e lo toglierebbe alla concorrenza, fossi in lui ci penserei due volte.

Salutiamoci con il double inatteso. Scudetto agli uomini, scudetto alle donne. In un solo anno, la Juventus femminile si è subito imposta sulle altre società. La vittoria, più che sul campo, arriva fuori: oggi le ragazze bianconere erano a pagina 19 de La Gazzetta dello Sport, con richiamo in prima, per fare un esempio. Cercate lo scudetto femminile della scorsa stagione, lo troverete relegato a un trafiletto, senza menzione in prima. Cosa è cambiato? La Juventus, che sposta le attenzioni, gli interessi, è la vera motrice del nostro calcio italiano. E quando fa le cose le fa per bene, vincendo. Non è una novità, è solo l’ultima espressione di una società che vive qualche anno avanti rispetto a tutte le altre. Speriamo che prima o poi la raggiungano, altrimenti noi italiani rimarremo nostalgici e perdenti, in un calcio che non riconosciamo più.

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Amante del Napoli da sempre, con NapoliPage per raccontare la verità e sdoganare alcuni argomenti sul Napoli e sul calcio in generale