Rivogliamo la poesia nel calcio, basta elogiare “l’ignoranza”, ridateci il barrilete cosmico

Contro la modernità "malata", il nostro calcio è un altro. Dichiarazione d'intenti di Napolipage.it...

Ho conseguito il tesserino da giornalista nel 2012. Scrivevo di calcio, mi divertivo. Lo faccio ancora. Quasi sempre sul web, poche e rare le eccezioni. Sono cresciuto leggendo il Guerin Sportivo, gli splendori e le miserie del calcio di Eduardo Galeano, i racconti di Soriano, la storia del futbal del nostro adorato Antonio Ghirelli (maestro vero!). Qualcosa di Brera. Gino Palumbo…

Oggi, però, siamo senza maestri. La narrazione del fenomeno calcistico non ha più punti di riferimento. Il magistero dei contemporanei rimane lettera morta. Non c’è più un’epica dello sport. Una delle cause? Il fast food del web.

Oggi proliferano pagine gestite da ragazzini che inneggiano “all’ignoranza”… ai gesti grossolani. Flatulenze, “meme”, topiche clamorose, roba da cinepanettone. Belle donne in vesti discinte…

Chi diffonde, davvero, la poesia del calcio? Quella di Pasolini, quella del sogno, gli arcobaleni incendiari di una traiettoria, il tuono di Gigi Riva. Ridatemi Umberto Saba. Ridatemi il barrilete cosmico, Morales, Coppi e Bartali che si passano la borraccia.

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Amante del Napoli da sempre, con NapoliPage per raccontare la verità e sdoganare alcuni argomenti sul Napoli e sul calcio in generale