Repubblica: “Sarri non chiede rinforzi a De Laurentiis, il motivo è semplice”

Sarri

Vi proponiamo di seguito l’editoriale di Antonio Corbo per l’edizione odierna de La Repubblica di Napoli:

“Più che la potenza del Lipsia RB, club senza storia ma con tutta l’energia di una multinazionale del drink, contano le date della doppia sfida. Il 15 febbraio a Napoli, il 22 nella fredda Sassonia. C’è tempo per studiare gli avversari, e puntare sull’Europa League, coppa che promette prestigio a chi vincerà la finale al Parco Olimpico di Lione il prossimo 16 maggio, difficoltà per la forte concorrenza, premi più modesti.

Solo 6,5 milioni per il titolo. Il rapporto con la Champions è 1 a 5, una decina di milioni contro 50, oltre agli introiti indotti, gli scatti pubblicitari e la tv. Quanti soldi persi per la sconfitta con lo Shakhtar Donetsk in Ucraina. Senza pensare che il regolamento Champions dividerà la quota Napoli tra le italiane in corsa, Juve e Roma.

Questi sono giorni da spendere bene in progetti e riflessioni. L’inconsueto silenzio di Aurelio De Laurentiis è un contributo alla serenità. Lui che con un tweet sa scatenare l’inferno. Lascia che Sarri si dia conforto raccontando il mancato controsorpasso dell’Inter con «un primo tempo un po’ nervoso, ma una buona prestazione nella ripresa». Un’alluvione di camomilla che ricorda quelle di un leggendario Mazzarri, toscano e orgoglioso del suo gioco quanto lui. Inutili i rimorsi, ma che succede tra le quinte?

De Laurentiis e Sarri sono di fronte a ostacoli non duri, ma imprevisti. Il campionato è aperto, inutile far drammi: la squadra fino ad un mese fa mostrava sufficiente maturità per competere al vertice. Non solo il miglior gioco, come nella scorsa primavera. Allenatore e presidente non si aspettavano però questa flessione; sono appannati i migliori. Ne derivano errori di valutazione a luglio, assenza di dialogo e progetto.

Tra le righe si leggeva un certo ottimismo di Sarri. Diceva che era concentrato . Quindi: vinco lo scudetto, e ciao. Proprio Sarri confidò una sua personale ambizione: diventare ricco, in modo da ripagare la sua famiglia di quanto il calcio e lui le aveva sottratto. C’era tanta umanità nelle sue parole. I tifosi capirono.

Per slegarsi dal Napoli, avrebbe però dovuto pagare una penale di 8 milioni nella tarda primavera 2018. Neanche questo sembrava un intoppo, molti club braccavano l’esteta capace di incantare l’Europa con un Napoli agile e complesso come un flipper. De Laurentiis ha finto di non sentire. Muto. Vincere lo scudetto e incassare dalla perdita di un allenatore: meraviglioso anche per lui. Fin qui, la cronaca.

Oggi il Napoli ha splendida classifica, ma paga quella mancanza di programmi condivisi. La società non comprava temendo di prendere giocatori superflui, come lo erano già stati Maksimovic, Tonelli, Strinic, Giaccherini, in parte Zielinski e Rog. Né il tecnico sollecitava acquisti: perché è difficile inserirli nel suo gioco, perché non voleva interferire in un futuro che riteneva non più suo.

Si è ritrovato così il Napoli con titolari franti come olive, pochi ricambi e non inseriti: sono inferiori allo standard della prima squadra o solo murati in panchina da pregiudizi? Si spera che presidente e allenatore ne parlino senza retropensieri. Il futuro è qui. Il Napoli stenta a trovare un sosia che soddisfi una tifoseria ormai esigente. E Sarri non ha trovato un club che paghi la penale al Napoli, per poi coprirlo di soldi. Nel calcio vince chi non fugge”.

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Articolista dal 2012 principalmente sul Napoli, specializzato nelle analisi tattiche e tecniche di giocatori e squadre in particolar mondo per quanto riguarda le statistiche calcistiche.