Nino D’Angelo zittisce così i razzisti del Nord: le parole del maestro come sempre a difesa di Napoli e dei napoletani

nino d'angelo

Il noto cantautore napoletano Nino D’Angelo ha rilasciato un’intervista in esclusiva al quotidiano “La Repubblica”. Ecco uno stralcio delle sue dichiarazioni. Tra i temi toccati dall’artista partenopeo c’è anche quello del razzismo:

Questo ministro che chiude i porti ai migranti e lascia aperte le curve ai razzisti si commenta da solo. D’altra parte, di cosa ci meravigliamo? È lo stesso che cantava “Vesuvio, lavali col fuoco”. 

Quanto le hanno fatto male quegli ululati contro Koulibaly, D’Angelo?

“Tantissimo. E non solo perché parliamo di un ragazzo d’oro e di un grandissimo calciatore. So come ci si sente, io stesso sono stato vittima del razzismo”.

Quando?

“Negli anni ’80, in tante parti del Nord, trattavano noi meridionali come oggi vengono etichettati i migranti. Ed è assurdo che negli stadi si debbano ascoltare anche certi cori contro una città, contro un popolo. Le parole sono importanti, vanno usate con cautela”.

Hanno ragione allora il Napoli e il suo allenatore Carlo Ancelotti a sposare la linea dura?

Secondo me fanno benissimo. Bisogna pur lanciare qualche segnale concreto. Serve una lezione di senso civico, senza girarci intorno. I napoletani vengono insultati pure quando la squadra non gioca, non è accettabile. E allo stesso modo, voglio ribadire che non si può morire per una partita di calcio. L’ho detto quando fu ucciso Ciro Esposito, sono costretto a ripeterlo adesso dopo la morte del tifoso interista Daniele Belardinelli”.

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Laureando in giurisprudenza con la passione del giornalismo sportivo. Innamorato di Napoli e del Napoli, si pone con la scrittura l’obiettivo di raccontare il calcio in tutte le sue sfaccettature.