Insigne destabilizza il Napoli in vista dell’Arsenal? Impossibile, è un panchinaro!

insigne

Da «nemo» a Lorenzo è niente, un giro d’elica per restare aggrappati alla storia, alla vita, e scoprire ch’è tremendamente vero ciò che sussurravano i latini: è impossibile essere profeti in Patria. E figuratevi un po’ guadagnare l’unanimità, sperando di conquistarsela con quell’effetto speciale che a volte trascina nel delirio:

da Dortmund a Madrid è un valzer, un tango o semplicemente la rumba dello scugnizzo, d’un predestinato che ha saputo spingersi oltre i luoghi comuni e ritrovarsi candidato tra i talenti più puri del Terzo Millennio di quest’Italia calcisticamente da ricostruire. Insigne non sa essere banale, né in campo e né fuori, e ha smesso da un bel po’ di vestirsi d’un linguaggio convenzionale, il bla-bla-bla del vuoto pneumatico conformista:

ventotto anni sono l’età giusta per dirsi serenamente la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità, sognando ad occhi aperti o comunque osservando il mondo e il futuro senza ipocrisia e tuffandosi nel mercato, tra Raiola e la possibilità che accada qualcosa in estate, e poi fasciandosi di quel velo di malinconica irritazione verso Higuain. Questa non è un’intervista ma una parabola sincera verso se stesso. Questo lo si apprende dal corsport, ma la verità è un’altra. Le parole di Insigne non possono destabilizzare. Insigne non è un titolare del Napoli, non vedo come le sue parole possano destabilizzare l’undici anti Arsenal. E’ da pazzi credere il contrario. Insigne non è un capitano degno, queso è poco ma sicuro. 

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