Gasperini non si smentisce: osanna la Juve, lancia l’Inter e “dimentica” il Napoli

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Gian Piero Gasperini, tecnico dell’Atalanta, ha rilasciato un’intervista ad Alfredo Pedullà per il Corriere dello Sport:

L’Atalanta gioca per la Champions? Se me lo avesse chiesto tre mesi fa, avrei rispedito la questione al mittente. E mi sarei indispettito. A sette giornate dalla fine ci siamo, dobbiamo esserci. Perché ce la farà? Perché non abbiamo pressioni. Perché non ce la farà? Lottiamo contro corazzate. Ma se Milan-Lazio finisse pari, è un esempio, si rimescolerebbero ancora le carte”.

Gasp procuratore mancato

Era una delle tre ipotesi. Avrei potuto fare il procuratore, l’allenatore o il direttore. Stavo diventando procuratore, avevo quasi detto sì a Dario Canovi, poi ho frenato. Pentito? No, sono stato fortunato, ho conosciuto Dario. Perché poi da lui abbiamo preso Thiago Motta ai tempi del Genoa. Lo consideravano un ferro vecchio, rotto. Lo acquistammo a mercato chiuso, da svincolato. Fino a dieci minuti prima avevo riÀutato i centrocampisti che mi proponevano ribellandomi “ma sono davvero migliori di Milanetto e Juric?”. Ero insopportabile. Preziosi ha avuto l’intuizione su Thiago, io me lo ricordavo addirittura da. terzino destro. Impossibile? La Juve mi mandò a osservarlo, era un ragazzino e giocava proprio in quel ruolo. In mezzo erano troppo forti, Xavi e dintorni, per decidere di dare spazio a lui. Poi me lo sono ritrovato a Genova, la restaurazione. Lui e Milito, più Palacio: tripletta fantastica, cartoline nitide che tengo in tasca. Preziosi fremeva per riprendere Milito dal Real Saragozza, ricorda la storia del contratto lanciato a mercato chiuso?”.

Sull’Inter

Il naufragio all’Inter? Mai, non scherzi. Esonerato? Neanche mi accorsi di esserci stato. Qualche settimana appena, archiviamo alla voce ‘non pervenuto’, non insista. Quella era un’altra Inter. Questa? Si avvicinerà alla Juve, al punto che resta la più seria candidata per spodestarla in futuro. Con Conte in panchina? Direi proprio di no. Ma soltanto perché sai che, con Spalletti, prima o poi raggiungi gli obiettivi. Ora che è arrivato Marotta, eviteranno sprechi. E ragioneranno bene”.

Sulla Champions

Chi vince la Champions? La Juve è bella tosta, con Ronaldo. A me sono piaciute altre versioni in passato, assolutamente in grado di competere per quella che non deve essere un’ossessione. Ma questa ha il marchio di fabbrica, la consapevolezza: può infilarsi fino in fondo al vialone e spuntarla su Manchester City e Barcellona”.

Il miglior allenatore al mondo ha un nome?

“E un cognome. Pep Guardiola, rigorosamente, per distacco. La sintesi perfetta di singoli che diventano orchestra, musica, poesia, tutto”.

Sul senso di appartenenza:

“Bergamo non ha rivali. Sarà merito della famiglia Percassi, di una meravigliosa tendenza nel creare un blocco unico, resistente, cemento armato. Come se tutti ogni mattina si svegliassero felici di tifare Atalanta. Sono numeri bulgari, inauditi, 99 per cento. Il calcio è un sogno da vivere, aspettando un flash per gioire. Come quella sera…. Quale? Juve-Atletico Madrid con Spinazzola che furoreggiava a sinistra. Il mio Spina, il nostro Spina”.

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Laureando in giurisprudenza con la passione del giornalismo sportivo. Innamorato di Napoli e del Napoli, si pone con la scrittura l’obiettivo di raccontare il calcio in tutte le sue sfaccettature.