Esclusiva: Napoli – Juventus? Ve la spieghiamo noi! L’analisi tattica di un allenatore FIGC

L'analisi tattica di Bruno Conte

Il problema non è che il Napoli non abbia trovato la chiave giusta per scardinare quel fortino medioevale juventino, il vero problema è che, nonostante la bellezza – e la bellezza, si sa, è così debole a volte – e l’idealismo integerrimo, in questi tre anni non si è stati capaci di trovare un’alternativa tattica alle componenti in gara.

La riluttanza a scomporsi, a mantenere sempre costante un registro di gioco oramai studiatissimo – guarda caso le difficoltà maggiori sono state svelate da marpioni del gioco come Spalletti e Allegri, tra i pochi capaci di contenere le trame combinatorie degli azzurri

attraverso un’ingessatura degli half space, mantenendo soffocate le linee sia in difesa posizionale che non – è sintomatico di un difetto capitale, di un errore di sistema che pare irrisolvibile: senza una brillante condizione atletica, senza nessun tipo di variabile, senza la giocata episodica del singolo, il Napoli è il modello più prevedibile dei top club europei.

Non è una questione di modulo. Il 4-3-3 uno dei piani più elastici e fluidi del gioco, soprattutto nelle fasi di transizione, e ha diverse interpretazioni (a castello, in piramide, per citarne due) che si assecondano ai principi, alle tracce scelte dal tecnico.

Il 4 3 3, mi spiego, può essere a servizio di un gioco corto, associativo, posizionale, ricercando la superiorità numerica in fascia con la costruzione di catene armonizzate, oppure essere uno spartito meno regolare, più verticale con la ricerca frenetica di uno contro uno, più genepressing, e lo scopo quindi di utilizzare al meglio la ripartenza veloce.

In queste soluzioni, il ruolo dell’attaccante è fondamentale: se nel primo caso – si pensi a Mertens – è importante assistere la punta il più vicino possibile – dicasi attaccante di raccordo e non erroneamente falso nueve (solamente Messi è in grado di essere uno squalo

d’area di rigore e il rifinitore più illuminato manco fosse Schumann) – nel secondo, invece, non è importante che l’attaccante sia vicino ai compagni, anzi, magari quanto più sia lontano, quanto più sia dirimpettaio dei difensori avversari, maggiori sono le possibilità che quest’ultimo sia pericoloso – dicasi punta centrale -.

Tatticamente, per principi, il Napoli non è in grado, appunto, di cambiare in corso, non avendo né uomini giusti – quanto avrebbe fatto comodo uno come Zapata – né coordinate diverse dall’ordinario.

Poi, va bè, un capitolo a parte meriterebbe anche la provinciale strategia di comunicazione di Sarri: quanto deve essere infelice sentirsi Sacchi dentro e Mazzarri fuori. O forse l’inverso.

 

Articolo a cura del tecnico FIGC Bruno Conte (ora alla Scafatese Juniores)

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